Vorrei sapere quale è l'atteggiamento liturgicamente corretto da tenere durante la Messa  al momento del Padre Nostro.

Grazie.        

Una vostra affezionata.

 

Prima di dare delle indicazioni specifiche sulla domanda rivoltami, faccio una breve premessa indispensabile sul significato della liturgia, perché è da qui che bisogna partire, ogni volta che vogliamo chiarire che cosa fare e come farlo. Tanto più quando vogliamo introdurre, in quegli spazi lasciati alla libera interpretazione, degli elementi nuovi.

La liturgia non è fondamentalmente regolata da norme o rubriche, come se si dovesse eseguire una partitura pedissequamente, senza spirito. La liturgia è fondamentalmente espressione della fede della chiesa che prega. Quindi norme e rubriche sono conseguenti; devono servire ad esprimere il senso profondo della preghiera e dell'adorazione.

Un'altra breve osservazione: ciò che avviene all'interno della liturgia, anche i gesti più semplici, ha e deve avere un valore simbolico. Chi compie certi gesti deve rendersi conto di ciò che esprimono. Le posizioni del corpo, i gesti, i movimenti devono rispondere a questo valore simbolico.

Un'altra osservazione: la liturgia non è spettacolo. Per questo esiste un rito, che modera anche certe esuberanze e spesso stravaganze, ma esige l'interiorità ed educa alla misura, anche là dove c'è entusiasmo, ardore, passione. Proprio perché il tutto non si trasformi in superficialità ed esteriorità.

Veniamo alla domanda.

Per decidere certe questioni, spesso è sufficiente andare a leggersi le premesse al messale o ai sacramenti che si celebrano.

Nel caso del Padre nostro, nelle premesse al messale universale non vengono date indicazioni precise su come recitarlo. Invece nelle precisazioni dell'Episcopato italiano si dice: "Durante il canto o la recita del Padre nostro, si possono tenere le braccia allargate; questo gesto, purché opportunamente spiegato, si svolga con dignità in clima fraterno di preghiera".

Le braccia allargate possono assumere due forme: allargate a formare quasi una croce con il corpo; allargate parallelamente al corpo, con le palme delle mani all'altezza della testa e rivolte in avanti (questa è la posizione che troviamo nell'iconografia paleocristiana). E' rara e un po' snob la posizione delle mani alzate in alto.

Simbolicamente le braccia allargate esprimono l'apertura verso il mistero e, in questo caso, l'apertura del nostro essere al mistero del Padre. Il modo con cui sono aperte le palme delle mani è ugualmente importante, perché può significare offerta, accoglienza, disponibilità.

In molte celebrazioni, soprattutto più famigliari, è invalso l'uso di tenersi per mano. Non è previsto dalle norme, ma neppure è da escludere, in alcune circostanze, tenendo presente che ha un altro significato. Le braccia aperte o alzate è un gesto di tipo verticale e indicano la tensione verso l'alto, al di là di noi stessi; tenersi per mano è un gesto orizzontale e tiene conto soprattutto della fraternità, dell'unione in Cristo di tutta l'assemblea.

Si tratta, di volta in volta, che cosa si vuol sottolineare nella celebrazione.

Padre Lorenzo