Molti ragazzi ci vedono come estranei, come mostri solo perchè CREDIAMO IN DIO e solo perchè VOGLIAMO FAR CAPIRE AL MONDO CHE DIO CI AMA. Molti non lo capiscono da soli. Come possiamo noi, nel nostro piccolo, fargli capire quello che davvero vuol dire essere cristiani? Grazie.

 


RISPOSTA

Rimane sempre vero il proverbio: non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire.
L'esperienza di cui parlate è sempre  stata vissuta in modo spesso drammatico da sempre, da tutti i cristiani, ma con tanta serenità e una consapevolezza straordinaria, che  dà fiducia e coraggio, che conferma la verità di ciò che si crede e la certezza di essere alla fine vincenti. Questa esperienza è descritta in un capitolo di un libro straordinario che si chiama "LETTERA A DIOGNETO" del II secolo d.C. Dice così: "I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per il paese, né per la lingua, né per i vestiti.
Non abitano in città loro proprie, non usano qualche idioma straordinario, il loro genere di vita non ha nulla di singolare; la loro dottrina non è dovuta a sogni di spiriti agitati; non sono come tanti, protagonisti di una dottrina umana ...Risiedono ciascuno nella sua patria, ma come degli stranieri domiciliati. Compiono tutti i loro doveri di cittadini e sopportano tutti gli oneri come stranieri. Ogni terra straniera per loro una patria, e ogni patria una terra straniera.
Si sposano come tutti gli uomini e hanno dei bambini, ma non abbandonano i loro nati. Condividono la stessa tavola, ma non il medesimo talamo....Amano tutti gli uomini e tutti li perseguitano. Sono sconosciuti e vengono condannati; vengono uccisi e in questo modo guadagnano la vita. Sono poveri e arricchiscono un gran numero. Mancano di tutto e sovrabbondano di ogni cosa. Vengono disprezzati e in questo trovano la loro gloria; vengono insultati ed essi benedicono; vengono oltraggiati ed essi sono rispettosi; non fanno che il bene e vengono puniti come scellerati. Castigati sono nella gioia come se nascessero alla vita...In una parola: quello che è l'anima nel corpo i cristiani sono nel mondo".
L'altro problema, il desiderio di far capire agli altri che Dio ci ama, nasce da questa coscienza e da questa fortezza. Infatti certe cose si possono trasmettere soltanto attraverso la propria esperienza, vissuta non con spirito di proselitismo, ma di messaggio di verità. Dice la Ia Lettera di Pietro: "Sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché, nel momento stesso che si parla male di voi restino svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo" (1Pt, 3, 15-16).

Padre Lorenzo